6 Responses

  1. luca

    per me la parola surreale, in ambito enogastronomico, si presta perfettamente alla descrizione di un piatto di fegato alla veneziana con cipole rosse di Tropea, innaffiato da un chianti classico riserva. in fotografia, direi che andrebbe bene per descrivere una foto di Guy Bourdin!

  2. mm

    Sono d’accordo con Luca: Guy Bourdin è surreale.
    Più nelle sue foto di “moda” e beauty che non nelle sue Polaroid.

    In ambito enogastronomico, invece, permettetemi di dissentire.
    Non ho provato – sono quasi certo che non esista – niente di più incredibilmente surreale e visionario dell’originalissima cucina di Ferran Adrià.
    La brioche al vapore di mozzarella e profumo di rosa, le orecchie di coniglio fritte con erbe secche aromatiche, la carta di fiori, gli sfericos di olive e piselli – tanto per citare alcune interpretazioni – non hanno eguali in tema di surrealismo gastronomico.

    In campo enologico consiglio una bottiglia di Munjebel e/o di Ra! per incamminarsi sulla via del Paradiso.

  3. mm

    Sì Gianandrea, anche a me fa questo effetto e dopo tanti anni non riesco ancora a spiegarmi il perché.
    Tra l’altro è l’ultima di una serie di 4 immagini, iniziata con i singoli bicchieri, continuata con i bicchieri in coppia e culminata con l’immagine che vedi.
    Probabilmente il miglior Inapensiero di sempre.

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