POLAROID 809 – Uno stile di ricordi e pensieri a sviluppo quasi immediato.
Umberto Stefanelli per TheUnique Magazine
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Nell’epoca antica lo stile era indicato come norma, come modello da imitare, come
canone che ha valore normativo e prescrittivo, ma proprio per questa anche come
scarto perché la variazione stilistica è lo scarto rispetto all’uso corrente.
Lo stile ha due versanti: è oggettivo perché codice espressivo, ed è soggettivo perché riflesso di una individualità.
Secondo una concezione moderna, invece, lo stile è in relazione
col genio molto più che col genere, e diventa – pertanto – oggetto di culto.
Una retrospettiva dal cassetto della memoria questa tecnica mista che per più di un decennio ha caratterizzato in modo quasi esclusivo il mio linguaggio fotografico. Polaroid Emulsion Transfer ovvero diapositive stampate su pellicola Polaroid grande formato. Collage con foglia d’oro (o carte di vario tipo) su carta d’acquerello e distacco dell’emulsione fotografica. Ingranditore, bacinelle, acqua calda, colori, pennelli, spatole, immagini trasparenti, stampe a sviluppo immediato e tempo a volontà, per un esercizio di pazienza in cui l’artigianato si trasforma in arte e la fotografia in tecnica mista.
Giorni e notti interi immolati, tra frustrazione e piacere, sull’altare della sperimentazione. Ispirazioni visive inconsuete, odori inconfondibili di chimica, mani sporche di colla ed acrilico per uno stile fotografico sui generis, costruito su un disperato bisogno d’originalità e coadiuvato da una pellicola più unica che rara, la Polaroid 809.
Pezzi unici per celebrare la mia prima ispirazione giapponese. Per restituire la città fumetto per antonomasia, la Tokyo della mia prima volta, all’immaginario d’un tempo andato, tra intuizioni di gioventù e sperimentazioni creative ben oltre la semplice fotografia.
Sensazioni del tutto personali, seguendo un fil rouge di esperienze nipponiche, segni rivelatori, miraggi misteriosi ed ideogrammi incomprensibili.
Un periodo di crescita e sofferenza illuminata in cui la pura, interminabile poesia rispondeva sempre e soltanto al nome di Polaroid.
ENGLISH
In ancient times, style was referred to as a norm, as a model to be imitated, as a
canon that has normative and prescriptive value, but precisely because of this also
as a deviation because stylistic variation is the deviation from common practice.
Style has two sides: it is objective because it is an expressive code, and it is subjective because it is a reflection of an individuality.
According to a modern conception, however, style is related to genius much more than to genre, and becomes – therefore – an object of worship.
A retrospective from the drawer of memory this mixed technique that for more than a decade has almost exclusively characterised my photographic language.
Polaroid Emulsion Transfer or slides printed on large format Polaroid film. Collage with gold leaf (or various papers) on watercolour paper and photo emulsion transfer.
Color enlarger, dark room trays, hot water, paints, brushes, spatulas, transparencies, instant- development prints and time at will, for an exercise in patience in which craftsmanship becomes art and photography becomes mixed media.
Whole days and nights sacrificed, between frustration and pleasure, on the altar of experimentation. Unusual visual inspirations, unmistakable smells of chemistry, dirty hands of glue and acrylic for a sui generis photographic style, built on a desperate need for originality and assisted by a film more unique than rare, the Polaroid 809.
Unique pieces to celebrate my first Japanese inspiration. To return the comic city par excellence, the Tokyo of my first time, to the imagery of a time gone by,
between youthful intuitions and creative experimentation far beyond simple photography.
Totally personal sensations, following a thread of Japanese experiences, revelatory signs, mysterious mirages and incomprehensible ideograms.
A period of growth and enlightened suffering in which pure, endless poetry always and only answered to the name of Polaroid.


