FULL BLOOM, FULL BOOM!
L’omologazione della visione toglie interesse al panorama, per quanto straordinario possa essere.
Il modo di fotografare è cambiato drasticamente, ma la banalità è rimasta più o meno quella di prima.
Cercare nuovi punti di vista è una sfida sempre più complessa.
Una sfida che però non riesco ad evitare.
ENGLISH
The uniformity of vision takes away the interest to the landscape, as far extraordinary as it may be.
The way of taking pictures has changed drastically, but the banality has remained more or less the same as before.
Look for new points of view is an increasingly complex challenge.
A challenge that I can’t avoid.



Rende perfettamente l’idea dell’omologazione visiva che purtroppo è ovunque. Davvero triste!
Foto decisamente meno poetica dell’altra. Io però la preferisco perché qui metti il dito nella piaga.
That’s very funny 🙂
Qui si commenta la didascalia ovviamente. Cana’ il problema “uno” e’ che piuttosto di stare in silenzio e memorizzare un immagine/panorama e magari sognarci su, si preferisce catturarlo e condividerlo con una platea che aggiungerà’ un “mi piace” senza nemmeno guardare. Di questa battaglia ne ho fatta la mia filosofia di vita…spaio i calzini, abbino i colori a modo mio, dico cio” che penso,frequento chi mi piace e non chi mi da crediti, “bazzico” posti con un anima e non cool e…mi fermo ad osservare senza scattare e se lo faccio metto in private folder.
Ognuno ha diritto alla sua razione di bellezza.
Che la catturi come meglio crede.
Ai fotografi il compito di creare opere d’arte: tutti gli altri fanno solo fotografie.
In art as in life, interpretation matters!
Catturare la bellezza, mia cara MotherGanga, non è poi così semplice. La bellezza è una chimera in costante movimento.
Canaus, i calzini spaiati finiscono dritti nel famoso paradiso dei calzini caposseliano!
Welcome to Liz!
Mi piace il senso di pathos che trasmette. Si potrebbe, davanti quelle macchine, consumare la cosa più bella o tragica del mondo. E’ singolare ricordare che la mente umana ricorda tutto ciò che è legato ad emozioni in modo molto naturale, senza alcuno sforzo. Mentre è assai difficile ricordare cose per lavoro o per necessità che non siano legate ad emozioni. Come esempio, pensate al 11 settembre 2001: ognuno di noi ricorda esattamente dov’era quel giorno, in che stanza vide le notizia alla televisione. Quindi perché fotografare emozioni quando la migliore memoria fotografica sarà la nostra mente? Sarebbe meglio fotografare fatti quotidiani della nostra vita non legati ad emozioni o ad avvenimenti eclatanti, fatti che solo apparentemente non avrebbero importanza se ricordati. E invece noi li lasciamo andare per sempre a picco nella nostra mente. Incredibile!
Quello che hai detto, mio caro amico Doc, mi sta dando non poco da pensare.
Lo so ed infatti uno degli esperimenti fotografici più interessanti è la nascita di queste micro camere da portare al collo che scattano foto del proprio quotidiano ogni 10-15 secondi. Almeno so che in Giappone stia per esplodere questo fenomeno. Ma senza andare troppo nel futuro, non era la foografia di Robert Frank una fotografia spesso diaristica del vissuto quotidiano? Il semplice e noioso quotidiano trasformato in Arte
Alisa Chshmarityan:Spasibo za tyipleye slova za tyipley priyem v Belorussii. Mi gordimsya,za armyan za predelami nashey Rodini,za takix predstaviteley armyanskogo naroda, kak Nonna Nersisyan. Nonnochka ya rada,chto poznakomilas s vami!!!!Udachi v tvorcheskoy i lichnoy jizni!!!!Nadeyus eshe vstretimsya