A VOLTE LA POESIA AIUTA – SOMETIMES POETRY HELPS

Avete mai pensato all’importanza della Poesia nello sviluppo del linguaggio fotografico?

Sorvolando sull’inevitabile richiamo al movimento della Poesia Visiva, così in voga negli anni sessanta e settanta, vorrei soffermarmi sull’importanza del verso come fonte di ispirazione, come traduzione di parole in luce.

Il concetto è meno complicato di quel che potrebbe sembrare.
Vi suggerisco un piccolo esercizio.

Scegliete una poesia, anche una canzone d’Autore può andare bene.

Leggetene il testo in profondità, ascoltatela, fatela vostra.
Poi, fantasia  e camera in spalla, provate a trasferire le sensazioni delle parole e dei versi, dal vostro immaginario alla “fotografia”.

Con il tempo, la pazienza e la perseveranza, il vostro linguaggio ne trarrà notevoli benefici.
Problemi…..beh ditelo a Photogeisha!

English

Have you ever thought about the importance of Poetry in the photographic language?

I’m not talking respecting Visual Poetry, a movement quite popular during the sixties and seventies.
I’d like to focus on inspirational verses to translate words into light.

The concept is not so complicated.
I’ll suggest you an exercise.


Pick up a Poem, also a writer’s song can be fine.

Read it carefully, listen at it and make the best of it.
Then unleash your imagination and your camera and try to transfer feelings into photography.

With time, patience and application your photographic language will improve a lot.
If you have any problems…..say it to Photogeisha.

IL MOVIMENTO – MOVEMENT

Adoro il movimento!
Quella sua imprevedibilità, il suo essere così schivo, così difficile da catturare.

Fotograficamente parlando è una lotta impari con la fortuna, una roulette russa con gli avvenimenti della vita.

Ma continuate a cercarlo e ad inseguirlo, perché riuscire a confinarlo in quattro angoli di carta, è una delle più belle magie che si possano compiere.

Chi non è d’accordo alzi pure la mano.

English

I adore movement!
An even chance so difficult to catch.

Photographically talking, is an unequal fight with luck, a Russian roulette whit life’s events.

But, keep searching and hunting it, because bringing movement on a photo paper, is definitely one of the best magic you can do.

Raise your hand, if you don’t agree.

LA REGOLA DEI TERZI – THE RULE OF THIRDS

La regola dei terzi è sempre stata ritenuta, da fin troppi amanti del click, un dogma assoluto, il Primo Comandamento compositivo.
Vi devo dare una brutta notizia: non è così!

Ho visto spesso improponibili tentativi di spacciare autentiche schifezze per pregevoli fotografie, soltanto perché rispettavano questa discutibile indicazione, che, pur rappresentando un discreto punto di partenza, è ben lungi dall’essere una panacea.

E dopo la regola a voi l’eccezione, che non può e non deve mai mancare: 1/3 gin , 1/3 bitter campari, 1/3 vermouth rosso.
Il Negroni è l’unico caso in cui la regola dei terzi ha valore assoluto ed inderogabile.

Mi raccomando il ghiaccio e la mezza fettina d’arancia.

English

Too many people consider the rule of thirds an absolute dogma, the First Commandment of composing.
I gotta give you a bad news: it’s not like that!

I often see nonsensical attempts to trade real crap for valuable pictures, because of this golden rule.
The rule of thirds, is a good starting point, but it’s certainly not a cure-all.

Anyway, after a rule we always have an exception: 1/3 gin, 1/3 bitter campari, 1/3 red vermouth.
In case you wanna prepare a Negroni cocktail, you must consider the rule of thirds absolute and binding.


Do not forget to serve over ice and garnish with an orange slice.

LE SCORCIATOIE CREATIVE – CREATIVE SHORTCUTS

Uno scambio di sms con Federico mi costringe a riflettere su uno dei più grandi pericoli nel percorso didattico, fotografico e non: le scorciatoie creative.

Filtri, plug in di terze parti, omogeneizzati stilistici, effetti speciali e colori ultravivaci, buttati nel grande calderone del premi un tasto ed il pranzo è servito.

Ma un “pomodoro e basilico” di 4 salti in padella, è anni luce dalla stessa ricetta, magistralmente interpretata da Gualtiero Marchesi.

E come cantano i Pink Floyd, siete ancora in grado di distinguere il Paradiso dall’Inferno, un prato verde da una fredda rotaia o un sorriso da una menzogna?
Ne siete ancora capaci?

Il percorso creativo è fatto di sacrifici immensi, di sofferenza emotiva, di dedizione assoluta.
Le scorciatoie, non solo sono sconsigliate, ma addirittura dannose.

English

After a Federico text message, I need to explain one of the biggest risk in the photographic learning process: creative shortcuts.

Filters, plug in, special effects and ultra bright colors, mixed up in a huge, gigantic cauldron.
What a slop!

We don’t have to confuse a 3 stars Chef’s delicacy , with “junk-fast-food”.

I’d like to ask, like in the Pink Floyd song, so you think you can tell Heaven from Hell? Can you tell a green field from a cold steel rail, a smile from a veil?
Are you really sure?

Creative route is very long and it’s very painful. It requires total commitment.
Shortcuts are unwise and even damaging.

L’UMORE IN BIANCO, NON IL PUNTO DI BIANCO – THE WHITE MOOD, NOT THE WHITE POINT

Dopo l’umore in blu, Andrea mi domanda dell’umore in bianco.
Per prima cosa dovremmo stabilire il punto di bianco.

Digitalmente parlando potrei facilmente rispondere 255 -255 – 255, ma il bianco carta non è mai gradevole ed anche se lo volessimo portare a 250 o a 245, lo confineremmo comunque entro numeri che lasciano ben poco spazio alla nostra capacità interpretativa.

Il bianco è una sensazione, una sicurezza, un punto d’appoggio per l’occhio, ed un sostentamento per l’anima.
Cercatelo nella fotografia, cercatelo nella vita.

Le dominanti lo scaldano o lo raffreddano senza inquinarne la purezza visiva, senza privarlo delle sensazioni di morbidezza e madreperla.

Godiamocelo, con la certezza che saprà regalarci emozioni delicate e leggere.

English

Following the blue mood, Andrea asked me: what about the white mood?
First of all we should fix the white point.

In digital photography it’s quite easy: 255 – 255 – 255, but maybe this is too bright.
If we fix the white point at 250 or 245, we’ll close it in between numbers and this is not good for our own creativity.

White is a sensation, a safety, a “foothold” for the eye and for the soul.
Look for white in photography, look for white in life.

Some colors can make it warm or cold, but they can’t soil its visual purity, they can’t take away the wonderful and delicate white softness.

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