LA CHITARRA E’ UNO STRUMENTO FACILE DA IMPARARE MALE! – LEARNING HOW TO PLAY GUITAR IS EASY. LEARNING IN A GOOD WAY IT’S NOT!

E’ Luca a dare il La – in questo caso ci voleva proprio, vero? – a queste mie poche righe, per approfondire l’argomento affrontato ieri.

In effetti, non ho evidenziato a sufficienza la causa che conduce a giudizi ed affermazioni così poco realistiche: la superficialità.
Mamma mia quanto la odio!
Mi manda in bestia. E’ così diffusa che te la ritrovi dappertutto.

Uno sconosciuto collega, qualche anno fa in quel di Orvieto, di fronte alle mie perplessità su alcuni suoi discutibili e sarcastici apprezzamenti sul Paese del Sol Levante, mi disse testualmente ed abbastanza scortesemente: “E vieni a parlare a me di Giappone! Sono appena tornato da un viaggio di tre settimane ed ho visto tutto quello che c’era da vedere, forse anche di più”. GULP!

L’irritazione del momento, di fronte a sì tanta superficialità, avrebbe richiesto il più gigantesco e mirabolante degli A ME LO DICIIIII!!!
Altro che 20 giorni da turista per caso, per sbaglio e per disgrazia.

Invece, mi sono limitato a rispondere, abbastanza laconicamente: “ Complimenti! Se in tre settimane sei riuscito a capire uno dei paesi e delle culture più complicate e misteriose di sempre, devi essere un autentico genio. Ma, a giudicare da come ti esprimi, permettimi il beneficio del dubbio”.

Dopodichè ho tirato via le terga dalla sedia, andando in cerca di lidi migliori.
Perché di fronte ad una chitarra suonata così male, è più importante salvaguardare le orecchie che il pisello!

English

Learning how to play guitar in a good way, it’s not easy. I’ll use this example as a point of departure, to extend the topic we discussed yesterday.

Actually I didn’t talk enough about superficiality.
Mamma mia, how I hate it!
It drives me crazy. Superficiality is so common that you find it everywhere.

Few years ago, I was talking about Japan with another photographer. I didn’t agree about his sarcastic judgement on that Country and I was trying to explain my point of view.
But this guy, in a quite rude way, told me: “I’ve just come back after three weeks in Japan, so don’t tell me anything about it. I perfectly know Japan”. GULP!

I thought: twenty days as an accidental tourist and you know everything?
You moron!


But I only laconically said: “My compliment! If in three weeks you understood one of the most complicated culture in the world, you must be a fucking genius. But after listening at your words, I don’t think so.

Then I moved to a better place.
Because, if somebody plays guitar in such a bad way, you gotta protect your ears better than your penis!

TANTO RUMORE PER NULLA – BIG NOISE FOR NOTHING

Nei giorni scorsi ho vagato, telematicamente parlando, su vari siti e forum dedicati alla fotografia, sia amatoriale che professionale.
Sono ancora sbalordito dalla superficialità con cui si avvicina una materia così complessa.

L’apparente facilità nel premere il pulsante di scatto, ha portato tante, decisamente troppe persone, a credere che in fondo il “gioco” sia più semplice di quanto possa sembrare.
Se a questo vado ad aggiungere l’antica credenza popolare che i gusti sono gusti, la frittata è fatta e le bestialità visive si moltiplicano come per incanto.
E guai a criticare.

Si parla per ore, a suon di complimenti reciproci, su immagini che, nel migliore dei casi, raggiungono a stento la mediocrità.
Veramente tanto rumore per nulla.

I complimenti non insegnano, mai.
Fanno piacere, è vero, soprattutto se autorevoli, ma non hanno la straordinaria capacità d’insegnamento delle critiche.
Quelle serie, qualificate, motivate, anche dure se necessario.

Non si può e non si deve vivere nell’amore viscerale per le proprie immagini. E’ sbagliato e ci trascina nella peggiore palude mentale che io riesca ad immaginare.
Perché essere genitori non significa smettere di essere obiettivi.

English

In the past few days, I’ve seen many photographic websites and forums.
I’m still stunned because of superficiality, with which many amateur or professional photographers approach such a complicated topic.

The apparent simplicity of photography, gave to so many people the wrong idea that taking pictures is a very easy game.
Sense of taste is personal, this is true, but it’s not enough to excuse an excess of visual horror.
But it’s better not to criticize.

I’ve seen people talking for hours around very poor images.
Big noise for nothing.

Compliments do not teach.
They please us, but they can’t educate our photography, like criticisms do.
The serious, qualified and tough ones.

We can’t and we must not be in love with our own images. It’s wrong and drag us down in an awful mental swamp.
We can be parents, but we don’t have to be biased.

PABLO NERUDA E L’ODE ALLA POLAROID – PABLO NERUDA AND THE ODE TO THE POLAROID

Dobbiamo, disgraziatamente, assassinarlo: si affonda il coltello nella sua polpa vivente…

Magari Pablo Neruda avesse scritto un’Ode alla Polaroid. I suoi versi, a volte, sono di una semplicità perfetta, per una macchina fotografica così semplice.

A shame that we must assassinate: sink the knife into its living pulp…

Unfortunately Pablo Neruda never wrote an Ode to the Polaroid. Sometimes his simple verses are perfect for such a simple camera.


OGGI SPOSI – JUST MARRIED

Con questa Polaroid – una delle sue preferite – facciamo i nostri migliori auguri a Luca che oggi si sposa! Luce, che più luce non si può, senza mai abbassare gli occhi.

Whit this Polaroid – one of his favourite – we wish all the best to Luca, that today is getting married. Light, a lot of light. Be careful, but don’t glance down.

IL PIACERE DELLA DIFFERENZA – THE PLEASURE OF DISTINCTION

“Non sono acida, sono diversamente ironica”.
Con questa frase Tiziana colloca l’accento – e che accento – sul piacere della differenza. Una differenza immensa.

Acida è una condizione quantomeno problematica e decisamente sconveniente.
Diversamente ironica è una poesia, un linguaggio della vaselina usato dannatamente a proposito.
La mia penna ringrazia di cuore.

Ma ora non sarebbe meglio passare alla fotografia?
Perché, finora di cosa abbiamo parlato?
Non vi siete accorti del sottile nesso logico che spesso si ritrova tra le parole e l’obiettivo?

Capisco la difficoltà dell’applicare un concetto così geniale alla fotografia.
La foto ironica è già una bella sfida, quella diversamente ironica potrebbe diventare un dramma.
L’impossibilità di camminare sulla lama di un rasoio.

Ma l’accento io vorrei collocarlo sulla differenza, non sull’ironia.
La differenza è l’ottimizzazione di quanto non credevano possibile.
E’ il tentativo di esprimersi attraverso percorsi non abituali, sentieri non battuti.

La differenza non si improvvisa. Si ricerca, si medita, si vive ed infine si trasporta in fotografia.
Perché la differenza ed il piacere della differenza, alla fine pagano sempre.

English

“I’m not sour, I’m differently ironic”
With this sentence, Tiziana brings the attention on the pleasure of distinction.


Being sour is not that good. Being differently ironic is a poem, an art of speaking very well used.
I gotta thank her for this.

Now let’s talk about photography!
Why, don’t you think we already did it?
Don’t you see a tight connection in between words and lens?

I know it’s difficult to apply such a brilliant concept to photography.
An ironic picture is already tough to take. A differently ironic picture could be a nightmare.
A walk on the edge of a razor blade.

But I wanna talk about distinction, instead of irony.
Distinction is a development of an unlikely thing.
It’s an attempt to express yourself through an unusual byway.


Distinction is not easy. You gotta look for it, think about it and live it.
Only after that you can try to bring distinction into photography.
But distinction and the pleasure of distinction always pay.

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