L’UMORE IN BIANCO, NON IL PUNTO DI BIANCO – THE WHITE MOOD, NOT THE WHITE POINT

Dopo l’umore in blu, Andrea mi domanda dell’umore in bianco.
Per prima cosa dovremmo stabilire il punto di bianco.

Digitalmente parlando potrei facilmente rispondere 255 -255 – 255, ma il bianco carta non è mai gradevole ed anche se lo volessimo portare a 250 o a 245, lo confineremmo comunque entro numeri che lasciano ben poco spazio alla nostra capacità interpretativa.

Il bianco è una sensazione, una sicurezza, un punto d’appoggio per l’occhio, ed un sostentamento per l’anima.
Cercatelo nella fotografia, cercatelo nella vita.

Le dominanti lo scaldano o lo raffreddano senza inquinarne la purezza visiva, senza privarlo delle sensazioni di morbidezza e madreperla.

Godiamocelo, con la certezza che saprà regalarci emozioni delicate e leggere.

English

Following the blue mood, Andrea asked me: what about the white mood?
First of all we should fix the white point.

In digital photography it’s quite easy: 255 – 255 – 255, but maybe this is too bright.
If we fix the white point at 250 or 245, we’ll close it in between numbers and this is not good for our own creativity.

White is a sensation, a safety, a “foothold” for the eye and for the soul.
Look for white in photography, look for white in life.

Some colors can make it warm or cold, but they can’t soil its visual purity, they can’t take away the wonderful and delicate white softness.

IL SUCCESSO DEI SOGNI- DREAMS’ SUCCESS

Sono sempre più convinto che il blog lo facciate voi.
Non direttamente magari, ma i vostri spunti e le vostre riflessioni, sono più importanti di quanto voi stessi possiate immaginare.

Qualche giorno fa, un pensiero di Emanuela Costantini, mi ha portato a riflettere sulla mia personale interpretazione di “successo”.

Un elegante abito fatto su misura. Io lo vedo proprio così il successo.
Ciò che va bene a me,  è inadatto o quantomeno sconveniente per qualcun altro.

Ognuno con il suo metro, ognuno con se stesso come sarto!

Io, per esempio, lo collego indissolubilmente ai sogni; quei pochi o tanti che riusciamo a realizzare.
I sogni veri però, quelli ad occhi aperti.

Perché, come mi fa notare giustamente Emanuela, non sempre quando chiudo gli occhi sogno quello che desidero.

English

I really believe that you’re helping me a lot with this blog.
Your comments and your remarks are more important than you can imagine.

Few days ago, Emanuela Costantini made a remark concerning success. Her words forced me to think about it.

A gorgeous custom made suit: That’s success in my opinion!
What is good for me, it’s unsuitable or, at least, improper for somebody else.

Everyone with his own concept, everyone tailoring himself!

For example, I directly connect success to daydreams. The only ones that I love.

Because, like Emanuela said, it’s impossible to dream what you want, when you close your eyes.

LA FINE DI UN MITO…UN ALTRO – ANOTHER MYTH DIES

WASHINGTON – Il gruppo fotografico americano Kodak ha annunciato la fine della commercializzazione della Kodachrome. La pellicola fotografica era in commercio fin dal 1935.

Questa breve notizia ANSA è stata un salto nel tempo, dritto agli albori della mia passione fotografica.

Che, già da alcuni anni, il Kodachrome fosse una razza praticamente estinta, lo sapevamo tutti.
Ma vederne attestato il decesso in maniera definitiva fa male, eccome se fa male!

Mi ricorda vagamente la storia di quei soldati dispersi in guerra. Un filo di speranza rimane sempre.

Prima Polaroid – la figlia prediletta – adesso Kodachrome e vi assicuro che siamo solo all’inizio.
Tanti altri Miti cadranno e mai, come in questo caso, la parola Mito è ben spesa.

D’accordo il progresso, d’accordo il profitto, d’accordo le nuove tecnologie, ma, per favore, lasciateci ancora uno spiraglio di cielo per scegliere.

English

WASHINGTON – Eastman Kodak Co. said that it will discontinue its iconic Kodachrome color film this year. Kodak introduced this film in 1935.

This short ANSA news is a leap in the time, straight to the beginning of my photographic passion.

We already knew that Kodachrome was an extinct race.
But its death certificate is painful to accept.

This reminds me a “missing in action” story. You don’t give up hope.

At first Polaroid – my preferred, beloved daughter – then Kodachrome and, trust me, this is just the beginning. Many other Myths will fall.

Progress is fine, profit is fine, new technologies are fine, but leave us a little possibility to choose, please!

La mia ispirazione giapponese – My Japanese inspiration

Difficile risalire la corrente della mia ispirazione Giapponese.

L’impatto notturno con Shinjuku, i meandri di Shibuya, le ore passate in metropolitana ad osservare la marea umana che ogni giorno si riversa ordinata per le strade di Tokyo.

Quella lieve, sottile sensazione di impotenza di fronte alle cose più semplici; l’indice che punta, che sceglie, che parla. Un salto indietro nel tempo quando, bambini, ci si affida al necessario linguaggio dei gesti e del corpo.

La favola dei Manga, una delle tante in questo paese fumetto, ordine e perfezione.
Poi, quando meno te lo aspetti, la marea si gonfia e restituisce la luce, le forme, i colori, al delirio immaginario danzante, al doloroso furore creativo.

English

It’s very difficult to up the river of my Japanese inspiration.
The Shinjuku by night punch, Shibuya’s alleys, so many hours in the subway, watching the human tide that composedly floods Tokyo’s streets every day.

The light, thin inability in front of the most simple things. Your finger points, chooses, talks. A leap in the time, straight to your childhood, when you have no other choice than gestures and body language.


Manga’s fairytale, one of the several, in this fabulous, tidy and perfect Country.
Then, when you least expect it, the human tide grows, giving light, shape and color back to the imaginary dancing frenzy and to the painful creative fervor.

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